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Niente di vero tranne gli occhi – Giorgio Faletti

Quando vivevo a Milano ho incontrato per caso Faletti in un ristorante. Io ero in pausa pranzo con 2 colleghe, lui da solo. Ricordo che, mentre mangiava, ascoltava i discorsi degli altri, guardando fuori da una grande vetrata vicino alla quale era seduto.

Per me e le mie due colleghe (amiche, non solo colleghe) era una di quelle giornate infuocate da mille discorsi nevrotici che spaziavano dagli uomini, al lavoro, a aneddoti vari e irripetibili. Insomma, uno di quei momenti che per un uomo (scrittore, per di più) ascoltare i nostri discorsi poteva essere di certa ispirazione per inventarsi un personaggio con dei seri problemi psicologici. Avevamo scommesso che avrebbe scritto qualcosa su di noi dal titolo “Ragazze nevrotiche che in pausa pranzo pagano con i ticket restaurant” o qualcosa del genere… 😉

Leggere per la prima volta un suo libro è stato sorprendente. Perché non mi aspettavo che la sua narrazione potesse avere un taglio così cinematografico. Infatti, se state cercando un libro di quelli che ti sembra di essere sempre davanti a un film (super avvincente, per di più…) dovete leggerlo.

Senza esagerare, Faletti ti inchioda al suo libro come il grande schermo ti inchioda al cinema. BRAVISSIMO.

Il tema è una serie di tremendi omicidi da risolvere ma, e soprattutto, due personaggi che si incontrano, due vite particolari che si intrecciano e che risolveranno il caso nella maniera più inaspettata. Faletti inoltre, in questo libro, affronta e racconta diversi tipi di sentimenti (a volte, molto molto delicati da descrivere) con una sensibilità e un’intelligenza rare.

L’unica cosa che a me (ma è del tutto personale) non è piaciuta, è il filo di surreale che percorre la trama. Gli omicidi verranno risolti con l’ausilio di qualcosa che non è possibile, che non può accadere realmente. E, come già sapete, mi piace solo quello che posso toccare con mano 😉

Il mio voto su 10 è 8. 

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